Antico forno e barbecue per una cucina tradizionale nel cuore di Roma

Carni pregiate sono cotte alla brace sulla grande griglia a vista, nella sala centrale.

Da Romolo a Trastevere è ancora possibile gustare la vera cucina romana preparata con ingredienti di qualità.

Il nostro menù non rinuncia ai grandi classici come Amatriciana, Carbonara, Cacio e Pepe, accostando i piatti delicati e genuini ispirati alla tradizione mediterranea.
La nostra attenzione è dedicata alla freschezza e alla stagionalità dei pregiati doni del territorio.

Proponiamo le specialità della campagna romana, come l’abbacchio proposto in diverse versioni.

Non mancano i primi a base di pesce, i secondi scottati alla brace (profumati dalle erbe aromatiche e impreziositi dalla fragranza dell’olio evo) e, per chiudere in leggerezza senza rinunciare al gusto, i colorati trionfi di frutta e le delizie della casa.

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    foto © Damiano Rosa
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    foto © Damiano Rosa
  • Spaghetti Cacio e Pepe
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    E’ un primo piatto della cucina romana le cui origini risalgono ad ancora prima dell’introduzione del pomodoro. Nasce dalla tradizione dei pastori e non richiede altri ingredienti a parte il pepe nero, il Pecorino Romano e la pasta. E’ una ricetta molto semplice, ma proprio per questo bisogna avere molta cura per i dettagli durante la preparazione.
    foto © Damiano Rosa
  • Costolette di abbacchio a scottadito
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    Ricetta tipica della cucina romana e regionale. Le costolette di agnello, tenere e saporite, sono da gustare caldissime e per questo motivo vengono chiamate “scottadito”.
    foto © Damiano Rosa
  • Fettuccine al tartufo nero - Romolo, ristorante nel cuore di Roma tra mito e realtà.
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    Il tartufo è noto da epoche remotissime. I Romani ritenevano avesse origine divina, essendo frutto del fulmine sacro a Giove. Di qui l’attribuzione al tubero di qualità afrodisiache, data la prestigiosa fama del Padre degli Dei. Dopo un periodo di declino nella cucina medievale, il tartufo verrà apprezzato sulle mense dei principi delle Corti rinascimentali. Il tartufo rappresenta ancora oggi una sublime sintesi di gusto e piacere per chi sa coglierne le sottili sfumature. Il Tuber melanosporum vitt, detto comunemente Tartufo nero, si raccoglie soprattutto sull’Appennino a cavallo di Umbria, Marche ed Abruzzo. Per un prelibato primo piatto si preferiscono le fettuccine (o i tagliolini) all’uovo.
  • Tagliata di manzo al tartufo nero
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    Piatto gustosissimo realizzato con il controfiletto o l’entrecôte di manzo. L’olio EVO e il tartufo nero renderanno questa ricetta ancor più prelibata.
    foto © Damiano Rosa
  • Coda alla vaccinara - Romolo, cucina tipica romana a Trastevere.
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    Ricetta tipica della cucina romana povera, nata nell’antico rione Regola dove abitavano i vaccinari, coloro che che macellavano i bovini e trasformavano gli scarti e le viscere in piatti gustosi e genuini. La coda di bue è stufata con verdure e arricchita con uvetta e pinoli. Esistono diverse varianti della ricetta, ma la più ricca ed elaborata è, secondo la tradizione romana, con pinoli, uvetta ed il tocco originale di cacao amaro.
  • Carbonara - Romolo, typical italian cuisin.
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    Classico della cucina romana, preparato con ingredienti popolari e dal gusto intenso. Le sue origini sono tuttora incerte, ma l’ipotesi più accreditata riconduce la sua comparsa nella campagna laziale e abruzzese. In questo caso sarebbe l’evoluzione del cacio e ova che i carbonari dell’Appennino usavano preparare il giorno prima portandolo nel loro tascapane. Il piatto divenne famoso nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Sembrerebbe che i soldati americani arrivati in Italia, combinando gli ingredienti a loro più familiari e cioè uova, pancetta e spaghetti, abbiano dato l’idea ai cuochi italiani per la vera ricetta che si svilupperà più tardi.
  • Amatriciana
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    La Matriciana (in romanesco) è un condimento per la pasta che ha preso il nome dalla cittadina laziale Amatrice. In origine era la Gricia, piatto piuttosto antico considerato l’emblema della gastronomia pastorale. Il suo nome è probabilmente dovuto al termine con cui i cittadini di Roma indicavano gli abitanti delle zone appenniniche (Grici). Questa ricetta era ed è ancora conosciuta come l’Amatriciana senza il pomodoro, la cui invenzione risale alla fine del diciottesimo secolo. La popolarità del piatto aumenta notevolmente agli inizi del Novecento, grazie agli stretti contatti tra Roma ed Amatrice. Ci sono diverse varianti di questa ricetta, ma ognuna concorda sull’uso di guanciale, pecorino e pepe nero (o peperoncino).
  • Rigatoni con la Pajata
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    Ricetta tipica della cucina povera romana, caratterizzata dall’utilizzo del quinto quarto, ovvero le parti meno pregiate delle carni che i vaccinari trasformavano in prelibatezze. La pagliata (in romanesco ‘pajata‘) è l’intestino di vitello di vitello da latte in cui è presente il chimo, che non viene eliminato, poiché conferisce al piatto un sapore unico e inconfondibile.
    foto © Damiano Rosa

Le nostre ricette

Tramandiamo le ricette più antiche che, grazie al contributo delle diverse culture presenti a Roma, hanno dato vita ad un’arte culinaria varia e poliedrica.

Nello storico rione di Testaccio (sede dell’ex mattatoio) i vaccinari trasformavano le parti meno nobili delle carni in prelibatezze. Abbiamo riscoperto i piatti poveri ma gustosi della Cucina del “quinto quarto“, come i Rigatoni con la Pajata, la Coda alla Vaccinara, la Trippa con la menta e il Pecorino Romano, la Coratella con i carciofi e altre specialità che proponiamo secondo disponibilità.

Più raffinata e fragrante la Cucina giudaico-romanesca del Ghetto. Questa antica tradizione ha ispirato i famosi fritti come i Filetti di Baccalà pastellati, i Carciofi alla Giudia e i Fiori di zucca farciti con alici e mozzarella.

Non mancano rivisitazioni sobrie e creative delle ricette tradizionali e preparazioni che racchiudono tutti i colori e i profumi delle primizie di stagione.

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